L'AVV. STEFANO GIORDANO SU BRUNO CONTRADA:

L'ITALIA SI ADEGUI ALLA SENTENZA DELLA CORTE EDU

Avv, Giordano durante una intervista

Palermo (askanews) - "Lo Stato italiano si deve adeguare alla sentenza definitiva della Corte Europea dei Diritti dell' Uomo, che nel 2015 stabilì che Bruno Contrada, l'ex numero tre del Sisde, non andava condannato per concorso esterno in associazione mafiosa". A chiederlo è stato il legale di Contrada, Stefano Giordano. 

Il quale, da un lato, attraverso un cosiddetto "incidente d'esecuzione", ha chiesto che la Corte d'Appello di Palermo revochi la condanna da essa emessa; dall'altro ha inviato una lettera al Comitato dei Ministri del Consiglio d'Europa perché si adottino tutti i provvedimenti affinché lo Stato Italiano recepisca la decisione dei giudici di Strasburgo. "Siamo di fronte a un caso paradossale in cui la Corte Europea ha stabilito la violazione della convenzione, ma lo Stato italiano non ha ancora messo in esecuzione la sentenza rimuovendo ogni effetto giuridico e penalistico di quella condanna", ha detto Giordano. 

Per la Corte Europea all'epoca dei fatti contestati al super poliziotto, il reato per cui era stato chiamato alla sbarra non era ancora definito chiaramente dall'ordinamento italiano. "La Corte Europea sostiene che prima del 1994, il reato di concorso esterno in associazione mafiosa non fosse sufficientemente chiaro e prevedibile, mancava in effetti una norma che definisse il contorno del reato.”


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Le IENE intervistano l'Avv Stefano Giordano

Indagata l'Antimafia e la gestione dei beni sottratti al controllo dei Mafiosi dalla procura di Caltanissetta
Puntata del 04/10/2015

intervista avv. stefano giordano

L'avvocato Stefano Giordano esprime il suo parere a seguito del terremoto giudiziario che ha colpito il Tribunale delle Misure di Prevenzione del Capoluogo Siciliano.

Alla domanda finale, se la Giustizia Uguale per tutti sia una realtà o fantasia, il legale risponde: - "La Giustizia è uguale per tutti" è una Speranza!-


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LITE E PUGNO PER UN POSTEGGIO: SARA' RISARCITA

Intervista tratta dal Giornale di Sicilia del 28/11/12

"Il fatto risale a cinque anni fà. L'aggressione nella zona di via Dante. Secondi il Giudice di pace il vetro si ruppe per un "caso fortuito", da qui l'assoluzione penale".

La scena è di quelle classiche, giri e giri per trovare un posteggio e, quando finalmente si libera un angolino, ecco che si scatena la guerra tra automobilisti per stabilire chi l'ha visto per primo. Un diritto di prelazione che, il 24 novembre 2007, in via Dante, era costato decisamente caro ad una giovane insegnante palermitana G.M., che era stata aggredita da Maria Montevago, compagna di un automobilista contendente, prima con le parole e poi con un pugno sferrato al finestrino. Il vetro er andato in frantumi e la giovane era rimasta ferita al volto. Se il Giudice di pace ha deciso di assolvere Montevago dalle accuse di lesioni colpose lievi e di danneggiamento (secondo il magistrato il vetro sarebbe andato in frantumi per "un caso fortuito"), di tutt'altro avviso è stato invece il tribunale civile: alla vittima, difesa dall'AVVOCATO STEFANO GIORDANO, è stato infatti riconosciuto in via definitiva un risarcimento di tremila euro per i danni patiti.


Quel giorno di 5 anni fa. G. M. aveva un appuntamento con un'amica nella zona di via Dante. Dopo aver fatto diversi giri con la macchina era riuscita a trovare un posteggio. Maria Montevago, però aveva ritenuto che quel posto spettasse invece al compagno che, a suo dire, l'aveva visto per primo. Da qui la lite: prima gli insulti e poi il pugno sul finestrino. La giovane vittima, col volto pieno di sangue, aveva chiamato un'ambulanza ed anche i carabinieri. La coppia "antagonista" era stata identificata e Montevago denunciata dall'insegnante. Attualmente è in corso un procedimento penale, davanti al Giudice monocratico, per violenza privata proprio a carico di G.M.: secondo Montevago, infatti avrebbe bloccato l'auto del compagno, impedendo alla coppia di andare via dopo la lite. L'insegnante era stata poi accompagnata all'ospedale Villa Sofia e qui i medici le avevano riscontrato ferite lievi, giudicate guaribili in cinque giorni.

<< Nonostante Maria Montevago abbia ammesso davanti al giudice di pace di aver aggredito la mia cliente e di aver sferrato il pugno contro il finestrino- spiega L'AVV. STEFANO GIORDANO- il magistrato ha deciso che non vi fossero responsabilit penali a suo carico. Il vetro si era rotto "per un caso fortuito". Questa sentenza non è mai stata appellata dalla Procura ed è dunque diventata definitiva. Noi, come parte civile, potevamo soltanto appellarci in sede civile, per tentare di ottenere un risarcimento dei danni morali e materiali >>.

Sia in appello che in Cassazione, i Giudici hanno così riconosciuto tremila euro alla vittima.

 

Sandra Figliuolo

Intervista avv. stefano giordano

Dalla rivista "CULT" Dicembre 2010

Da ragazzo il primo grande dubbio sul suo futuro professionale: avrebbe fatto il medico o l'avvocato? così Stefano Giordani, 39 anni, palermitano, si trovò di fronte ad un bivio. Diversi esempi illustri in famiglia, sia medici che uomini di legge, ALFONSO GIORDANO, il suo bisnonno, originario di Lercara Friddi, è stato il fondatore della medicina del lavoro in Italia. Ma in famiglia anche illustri magistrati come il nonno STEFANO ed il padre ALFONSO (Presidente della Corte di Assise di Palermo, chiamato a presiedere il primo maxi processo alla mafia del 1986). Dopo un periodo di attenta riflessione, STEFANO optò per la carriera giuridica con la precisa intenzione di diventare un Avvocato penalista. E' noto alle cronache anche per aver difeso come parte civile VINCENZO CONTICELLO e "L'ANTICA FOCACCERIA SAN FRANCESCO"


All'inizio della sua carriera era certo di diventare un avvocato penalista e altrettanto sicuro di non fare il magistrato. Perché?

"Perché se è vero che conosco i meriti della Magistratura, in qualche modo ne conosco anche i difetti. Credo che nella magistratura esista una strana commistione dei ruoli, invece il Giudice, come avviene nei processi di stampo anglosassone, di fatto è sempre un terzo rispetto alle parti. Questo non significa certamente che non esistano Magistrati equi."


Ricorda quando suo padre presiedeva il maxiprocesso?
"Avevo 15 anni e ricordo tutto. Fu uno stravolgimento della nostra vita, vivevamo blindati e non fu certamente bello per un ragazzo, ma fu anche un momento esaltante, di grandi verità"


Quando è difficile essere un avvocato penalista?
" Molto. Il rapporto che il penalista ha con il suo cliente è strettissimo. Il nostro lavoro è caratterizzato dalla sofferenza umana, sia delle persona offesa che dell'imputato e forse a Palermo è ancora più difficile perché devi essere un solido professionista e avere una personalità molto forte".


Lei ha difeso VINCENZO CONTICELLO, l'imprenditore che ha accusato i suoi estorsori....
"All'inizio pensavo che fosse un processo normale, ma poi mi resi conto di quanto fossero agguerriti i difensori degli imputati. Questa eccessiva aggressività manifestata all'interno del processo non ha giovato a nessuno, neanche agli stessi imputati, condannati a pene elevatissime".


Ha ricevuto anche gravi intimidazioni.
"Una notte degli individui sono entrati nel mio studio, mi hanno rubato dei computer senza toccare denaro. Poi la mia automobile e quella di mia madre e mia sorella furono danneggiate e ho anche ricevuto un messaggio intimidatorio recapitato da una persona. Ho denunciato subito in Procura e mi hanno assegnato una scorta di secondo livello".


Ricordiamo tutti il dito accusatore di Vincenzo Conticello che ebbe il coraggio non solo di denunciare ma anche di indicare in aula gli estorsori.
"Adesso lo posso dire. E' un gesto che gli consigliai di fare io e devo dire che mediaticamente ebbe una notevole efficacia".


Perché Vincenzo Vonticello decise di revocarle il mandato?
"E' stato soltanto per un discorso economico, preferì farsi assistere dagli avvocati di Addio Pizzo."


Il suo giudizio su Addiopizzo non è molto positivo..
"Non mi piace l'idea ispiratrice del movimento. Riconosco i meriti, ma non è stata un'associazione solidale con coloro che hanno ricevuto estorsioni e che non hanno avuto il coraggio di ribellarsi. Chi paga il pizzo è una vittima. E il consumo critico dell'Associazione è assolutamente "acritico". Come assicurano che coloro che hanno esposto quell'adesivo non abbiano effettivamente pagato il pizzo? il Comitato di saggi come può davvero controllare?"


Intervista a cura di Paola Pottino

notizia sul giornale avv. Giordano
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