Che la Terra ti sia lieve, ed il Cielo largo e immenso per come meriti.

12.07.2021

"Lunedì 12 Luglio 2021, alle ore 13, 30 il Presidente Alfonso Giordano è tornato serenamente alla casa del Padre. Ne danno notizia i figli, uniti nel dolore e nella Speranza della Risurrezione".

Pietro Grasso, a sinistra, e il Presidente Alfonso Giordano, a destra, si consultano con il cancelliere di tribunale durante il maxiprocesso a Palermo, nel 1986. (ANSA Oldpix)

Si è spento, all'età di 92 anni, il magistrato Alfonso Giordano.

Nel 1978 è nominato Consigliere della Corte d'Appello, sezione civile, di Palermo. Accettò la carica di presidente della prima corte di Assise di Palermo per presiedere il primo maxiprocesso alla mafia, che iniziò a Palermo il 10 febbraio 1986, e si concluse il 16 dicembre 1987 con 19 ergastoli, 2665 anni di reclusione e 11 miliardi di lire di pene pecuniarie inflitte ai vertici di "Cosa nostra".

È stato quindi presidente della Corte d'appello di Lecce, e nel 1996 della Corte d'appello di Palermo, dove ha terminato la sua carriera di magistrato. Diviene Presidente onorario aggiunto della Corte di Cassazione.

È stato insignito nel 2001, da parte del Capo dello Stato, della onorificenza di Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine al merito della Repubblica Italiana.

Marzo 2021, il Presidente Alfonso Giordano in studio con suo figlio l'Avv. Stefano Giordano.


Cordoglio del Presidente Mattarella per la scomparsa di Alfonso Giordano

Il Presidente della Repubblica ha inviato ieri ai familiari del Presidente Alfonso Giordano un messaggio nel quale, esprimendo il suo cordoglio, ne ha ricordato l'esemplare figura di magistrato, il senso del dovere e l'alta professionalità con cui ha guidato lo storico maxiprocesso, la profonda cultura giuridica e la stima generale che lo ha sempre circondato.

Musumeci: "Sicilia perde magistrato di altissimo valore"

«Accettò con coraggio e spirito di abnegazione un incarico che altri avevano declinato. Alfonso Giordano sarà ricordato per sempre come il presidente del primo maxiprocesso alla mafia, spartiacque nella lotta dello Stato a Cosa Nostra. La Sicilia perde un magistrato di altissimo valore».
Lo afferma il presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci.

Il cordoglio di Orlando

Il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, appresa la dolorosa notizia della scomparsa del presidente Alfonso Giordano, "partecipa al dolore dei familiari e della Magistratura italiana, ricordando il suo straordinario impegno di magistrato e di presidente del Maxi Processo contro la criminalità mafiosa, iniziato il 10 febbraio 1986. Il nome del presidente Giordano resta indimenticabile e scritto nella storia di liberazione del nostro paese e della nostra città dalla criminale ipoteca della mafia e dal suo sistema di potere affaristico e politico".

Il cordoglio di Maria Falcone

"Alfonso Giordano è stato un insigne giurista e un magistrato coraggioso. Quando, dopo il rifiuto di 10 colleghi, gli fu proposto di presiedere la corte d'assise che doveva celebrare il primo maxiprocesso alla mafia non esitò e accettò l'incarico". Così Maria Falcone, sorella del magistrato ucciso da Cosa nostra ricorda Alfonso Giordano, magistrato che presiedette il maxi processo alla mafia istruito proprio da Falcone e Borsellino, morto oggi.
"Restano indimenticabili la fermezza e l'aplomb con cui affrontò le tensioni, le scene scomposte, le urla dalle gabbie dell'aula bunker dell'Ucciardone, l'arroganza dei boss e le minacciose parole del boss Michele Greco prima della sentenza". "Indimenticabile la lettura del dispositivo con cui dopo 349 udienze e 35 giorni di camera di consiglio la corte inflisse 346 condanne - 19 ergastoli e 2265 anni di carcere - a capimafia, colonnelli, gregari e uomini d'onore", aggiunge.
"Parlava volentieri di quel capitolo della sua vita e senza pose eroiche raccontava del servizio reso allo Stato. Lo ricorderemo con affetto e riconoscenza", conclude Maria Falcone.

Il senatore Pietro Grasso: fu un giudice coraggioso

"Ho appreso con dolore la notizia della morte del presidente del Maxiprocesso, il giudice Alfonso Giordano. Sono stato suo giudice a latere in quel processo, e ho condiviso con lui tre anni di lavoro, di impegno e di sacrificio. Accettò l'incarico con coraggio, e seppe governare l'Aula bunker nonostante le insidie, le difficoltà e i tanti momenti di tensione che hanno caratterizzato i lunghi mesi delle udienze del processo più grande di sempre. Ho vividi ricordi dei trentacinque giorni che, insieme ai giudici popolari, passammo rinchiusi nella camera di consiglio per esaminare e decidere il destino processuale delle centinaia di imputati. Quella sentenza sancì l'esistenza, una volta e per sempre, di Cosa nostra. Abbiamo tutti il dovere di ricordare la sua figura ai più giovani. Al ricordo commosso del presidente Giordano unisco le più sentite condoglianze alla sua famiglia e ai suoi cari". Lo scrive il senatore Pietro Grasso in una nota.

Roberto Saviano, firma un bellissimo ricordo in prima sul Corriere 

Il Paese deve ad Alfonso Giordano molto di più di un riconoscimento morale. Per capire a cosa mi riferisco, basta osservare e capire il suo modo di agire, basta ascoltare le sue parole durante il maxiprocesso di Palermo. E intendo proprio la dolcezza della sua voce, la sua gentilezza mai irrigidita, la sua grazia che presidia tutto il processo, il più duro dei processi.  Giordano non ha nessun tono autoritario, riesce ad essere rispettabile e rigoroso semplicemente con la sua gentilezza, e la sua correttezza determina anche la capacità di tollerare le asperità dei confronti.